Harmonia Suave · Storia
Una vocazione
nata in una notte di nebbia
Le origini della compagnia, il nome, il percorso di Carla Favata dalla Sicilia alle corti d'Europa.
Le origini · 1985
Mantova, una notte di nebbia
Carla Favata aveva sedici anni quando lasciò casa — contro la volontà di genitori affettuosi ma reticenti — e prese da sola un treno per Mantova. Aveva saputo di un corso di danza teatro che apriva le iscrizioni con un'audizione. Non sapeva bene cosa l'aspettasse: sapeva solo che doveva esserci.
Arrivò in piena notte, con una nebbia molto fitta. In piazza della stazione c'era un taxi fermo. Il tassista vide questa ragazza che dimostrava molto meno dei suoi anni, le chiese dove andare, e senza dire una parola guidò fino a un convento. Bussò, chiese della madre superiora, le spiegò che c'era una bambina scappata di casa. La suora parlò con Carla, telefonò ai genitori, verificò che sapessero — e che la decisione fosse irrevocabile. Poi le propose di dormire lì, a patto di rientrare entro le diciannove e di non portare mai nessuno. Carla, che era lì solo per la danza, accettò.
Superò l'audizione. Frequentò il corso. E un giorno vide la locandina di un altro corso: danza rinascimentale a Palazzo Ducale, tenuta da Andrea Francalanci e Christine Lanzellotte dell'Opéra di Parigi — due autorità internazionali in un campo che lei non conosceva ancora. «È sempre danza, proviamo», pensò. E si innamorò della danza storica.
Da quella notte di nebbia a Mantova è nata una vita intera. Carla tornò in Sicilia, fondò la sua scuola, poi la compagnia. Tutto il resto è venuto dopo.
Il nome
Dal harmonia suave il dolce canto
Il nome della compagnia viene da lontano — da un sonetto del 1463, l'incipit del De pratica seu arte tripudii di Guglielmo Ebreo da Pesaro, il secondo grande trattato di danza della modernità occidentale. Guglielmo era maestro di danza alla corte degli Sforza a Milano, celebrato in tutta Italia, allievo di Domenico da Piacenza — il primo trattatista di danza dell'era moderna.
«Dal harmonia suave il dolce canto / Che per l'audito passa dentro al cuore / Di gran dolcezza nasce un vivo ardore: / Da cui il danzar poi vien che piace tanto.»
Per Guglielmo, la danza non era un'abilità tecnica: era la manifestazione corporea dell'armonia cosmica, il modo in cui il microcosmo dell'essere umano si sintonizza con il macrocosmo dell'universo. Una visione neoplatonica, profondamente radicata nel clima intellettuale del Quattrocento italiano dopo il Concilio di Firenze — quella stessa stagione in cui Brunelleschi inventava la prospettiva, Ficino traduceva Platone, e la danza diventava per la prima volta materia di studio sistematico e di scrittura teorica.
Scegliere quelle parole come nome significa dichiararsi eredi di quella tradizione: non come museo vivente, ma come comunità che prende sul serio l'idea che la danza sia una forma di conoscenza, e che l'armonia — suave, dolce, non imposta — sia qualcosa che si costruisce insieme ogni giorno.
Il contesto
Il Quattrocento: quando la danza diventò arte
Per capire perché un sonetto del 1463 possa dare il nome a una compagnia di oggi, bisogna capire cosa accadde alla danza nel Quattrocento italiano. Non si tratta di storia lontana: si tratta della fondazione di tutto ciò che la danza occidentale è ancora oggi.
Il Quattrocento è il secolo in cui la danza smette di essere una pratica trasmessa oralmente di corpo in corpo e diventa una disciplina — con trattati, principi teorici, un vocabolario codificato. È il secolo in cui, per la prima volta, qualcuno sente il bisogno di scrivere come si danza, non solo di farlo. Questo passaggio — dalla trasmissione orale alla scrittura — è la stessa rivoluzione che in quegli anni investì l'architettura, la pittura, la matematica: il Rinascimento come invenzione del pensiero sistematico.
Il contesto è quello del Concilio di Firenze (1439), che portò in Italia i grandi dotti greci e produsse un incontro straordinario tra tradizione platonica, ermetismo alessandrino, Kabbalah e Cristianesimo. Da quell'incontro nacque il neoplatonismo ficiniano — la visione del mondo in cui tutto è connesso, in cui l'armonia musicale rispecchia l'armonia cosmica, in cui il corpo umano è il punto di incontro tra il microcosmo individuale e il macrocosmo dell'universo. La danza, in questo quadro, non è intrattenimento: è la manifestazione corporea dell'ordine del mondo.
Il trattato
Le sei partite: una filosofia del movimento
Il trattato di Guglielmo Ebreo da Pesaro non è un manuale di passi. È una filosofia. Il sonetto che lo apre — Dal harmonia suave il dolce canto — enuncia nelle terzine finali le sei «partite», i principi fondamentali dell'arte coreutica. Non sono regole tecniche: sono una visione dell'essere umano in movimento.
«Misura e prima et seco vuol memoria. / Partir poi di terren con aire bella. / Dolce mainiera et movimento et poi / Queste ne dano del danzar la gloria.»
Misura — non solo la sincronizzazione con il tempo musicale, ma la temperanza morale, il giusto mezzo aristotelico applicato al corpo. Chi ha misura non eccede, non manca, trova l'equilibrio. È il principio etico che regola ogni gesto.
Memoria — non la semplice mnemotecnica delle sequenze, ma la reminiscenza platonica: ricordare la forma ideale della danza significa riconnettersi con le proporzioni dell'universo, con l'armonia che precede e supera ogni singola esecuzione.
Partir di terren — la gestione dello spazio, la geometria del movimento nello spazio scenico. Le figure tracciate dai corpi non sono casuali: rispecchiano le proporzioni matematiche del cosmo, i rapporti numerici della musica pitagorica.
Aire — la qualità più sottile e più difficile da definire: la presenza scenica, la grazia come dono che viene dall'interno. Non si impara come si impara un passo: emerge quando tutte le altre partite sono sufficientemente integrate. Guglielmo la collega alla nobiltà interiore, alla manifestazione del furor neoplatonico — la capacità di elevarsi oltre la semplice tecnica.
Maniera — lo stile personale del danzatore, ma sempre all'interno di codici precisi. L'eleganza, l'appropriatezza rispetto al contesto e al proprio rango, la moderazione nell'espressione delle emozioni. La maniera è ciò che distingue il danzatore formato dal semplice esecutore.
Movimento — non l'articolazione fisica del gesto in senso meccanico, ma il gesto come espressione di principi cosmici. Il movimento del danzatore imitava, per Guglielmo, il movimento dei pianeti nelle loro sfere: ogni coreografia era una mappa dell'ordine del mondo.
Queste sei partite non sono reliquie di un pensiero medievale. Sono la struttura profonda di qualsiasi pedagogia della danza seria — anche oggi, anche qui a Mazara del Vallo. Quando Carla Favata insiste sulla precisione del gesto, sull'ascolto della musica, sulla presenza scenica e sulla grazia, sta praticando — consciamente o no — le sei partite di Guglielmo. Il nome Harmonia Suave non è un omaggio antiquario: è un programma.
Il percorso
Dalla Sicilia alle corti d'Europa
Dal 1985 Carla Favata dirige la scuola Dance Works e, attraverso di essa, la compagnia Harmonia Suave. Nel corso di quarant'anni ha costruito una rete di relazioni internazionali che oggi porta la danza storica italiana — e siciliana — nelle sedi più prestigiose d'Europa.
Dal 2013 è Maître de danse a Parigi per l'Œuvre des Saints Anges, presieduta dalla Baronessa Maria Elena De Saint Didier, per il Ballo Imperiale e il Ballo Veneziano al Grand Hôtel Intercontinental. A Venezia, durante il Carnevale, si esibisce ogni anno in piazza San Marco come unica rappresentante del Sud Italia, e dirige il Ciocco Barocco nel Salone del Monaco Grand Canal Hotel — l'evento legato al nome di Casanova. Ha diretto la cerimonia inaugurale dei Mondiali di Tiro al Volo e quella di Blue Sea Land. Ha preso parte a produzioni cinematografiche a Parigi.
Ha collaborato con i maggiori studiosi internazionali di danza storica, tra cui Richard Powers della Stanford University, ospite a Mazara del Vallo per uno stage molto seguito. Nel 2019 ha organizzato per la prima volta in Italia un Campionato Interregionale di Danze Storiche con finale nazionale a Parigi, in collaborazione con Carnet de Bals-Paris.
Nel 2019 entra nella compagnia Mauro Andrea Di Salvo, che ne assume la presidenza nel 2021.
Presenza
Sette sedi in Sicilia, e poi il mondo
Harmonia Suave è oggi presente con sedi proprie in Sicilia e con presenze stabili in Italia e all'estero. La sede principale è a Mazara del Vallo.
Mazara del Vallo
Sede principale · Dance Works
Sicilia
Altre sei sedi nell'isola
Napoli
Sede attiva
Pesaro
Sede attiva
Milano
In collaborazione con ADA-WKO
Parigi
Stage e collaborazioni
Londra
Stage
In arrivo
Roma, Verona — valutiamo
Gli eventi principali della compagnia vengono prenotati con un anno di anticipo da partecipanti provenienti da Stati Uniti, Cina, tutta Europa, Africa, Sud America, mondo arabo. La danza storica che Carla Favata porta nel mondo non è un'attrazione folkloristica: è una pratica viva, filologicamente rigorosa, che risponde a un bisogno reale di bellezza, di comunità, di storia condivisa.